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Cronaca | giovedì 11 ottobre 2018, 13:24

La rabbia incontrollabile dell'omicida di Bessi - Il video delle indagini

GIOVANNI PERINI, 70 ANNI, E' INDIZIATO DEL DELITTO BESSI

GIOVANNI PERINI, CLASSE 1948, RESIDENTE IN CITTA'

GIOVANNI PERINI, CLASSE 1948, RESIDENTE IN CITTA'

Giovanni Perini, 70 anni, operaio da di origine meridionale ma da moltissimi anni residente in città è in carcere per l'omicidio di Antonello Bessi. Lui, che del ciclista assassinato al Canadà lo scorso 4 settembre era uno dei pochi amici, ha prima confessato e poi ritrattato. Le sue ammissioni e gli indizi raccolti, comunque, sono ritenuti sufficienti dagli uomini della Squadra Mobile di Vercelli e del Servizio Centrale Operativo, per giustificare il fermo, poi convalidato dal Gip.

I motivi per cui avrebbe ucciso Bessi colpendolo 13 volte con un coltellino (che non è stato ritrovato) restano, al momento, oscuri.

"Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti del delitto" hanno detto in conferenza stampa sia il Procuratore Pier Luigi Pianta, che il sostituto Francesco Alvino, titolare del fascicolo.

A ricostruire il mese di indagini è stato il dirigente della squadra Mobile, Antonino Porcino che, con i colleghi dello Sco di Roma, ha seguito le indagini: "Le attività investigative si sono rivelate particolarmente difficili sin dall’inizio: il carattere schivo e riservato della vittima e la peculiarità della sua attività commerciale, che era considerata un crocevia per clienti di ogni estrazione sociale, ha reso arduo il compito degli investigatori" ha detto.

Le indagini, svolte anche con l’ausilio del Servizio Polizia Scientifica e dei Gabinetti di Polizia Scientifica di Torino e Vercelli, hanno imboccato varie piste, alcune delle quali rivelatesi poi infondate, fino ad arrivare a quella che gli investigatori ritengono la strada giusta.

"Le modalità dell’aggressione - ha aggiunto Porcino - hanno fatto pensare immediatamente ad un omicidio d’impeto, originato da motivi personali che avevano fatto scattare nell’assassino una rabbia incontrollabile, come dimostrato del resto dal numero di coltellate inferte".

Quali siano i motivi del delitto - forse un prestito, forse altri motivi di contrasto - potrebbe essere Perini a spiegalo, qualora decidesse di fare ammissioni.

Alcuni punti fermi, però sono già disponibili: le immagini della video sorveglianza, ad esempio, hanno rilevato la presenza dell'indiziato in un orario compatibile con l'omicidio. L'analisi del traffico telefonico e telematico delle celle della zona, nonché l’attività tecnica svolta per l’analisi del cellulare della vittima hanno permesso di individuare frequenti contatti, fino al giorno prima dell'omicidio, tra la vittima, il fermato e il figlio di quest’ultimo, operaio vercellese residente in provincia di Milano.

Le contraddizioni emerse dalle testimonianze e le fortissime incongruenze, derivanti dai dati tecnici in possesso degli inquirenti, hanno fatto sì che le attenzioni della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica si focalizzassero su padre e figlio, entrambi iscritti nel registro degli indagati per il reato di omicidio in concorso.

L’esito degli accertamenti e il rinvenimento, nella disponibilità del padre, di una somma di contanti spropositata per il suo di tenore di vita ha fatto aumentare i sospetti nei confronti del genitore.

I successivi accertamenti hanno condotto gli inquirenti ad approfondire la posizione del padre, che le immagini della videosorveglianza di due attività commerciali ritraevano nei pressi dell’abitazione della vittima in orario compatibile con l’esecuzione dell’omicidio. La successiva audizione dei due ha condotto il figlio a collaborare con gli inquirenti: l'uomo ha rivelato di aver appreso dalla viva voce del padre del suo coinvolgimento nel delitto.

Giovanni Perini, dal canto suo, prima ha confessato agli inquirenti di aver assassinato il Bessi, per un motivo peraltro non rivelato, per poi ritrattare la confessione  stessa in occasione dei successivi interrogatori. Tuttavia la gravità del quadro indiziario a suo carico e alcune frasi carpite dalle intercettazioni che facevano presumere la possibilità di un'imminente fuga hanno determinato l’adozione da parte del Pubblico Ministero di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti dell’uomo.

"Riteniamo di aver assicurato alla giustizia l'autore di un delitto che, per le sue modalità ha molto allarmato l'opinione pubblica", ha concluso il procuratore Pianta ringraziando la Questura di Vercelli e le altre forze dell'ordine che hanno operato, tra cui il Servizio Centrale Operativo per la dedizione impiegata nell'indagine.

REDAZ

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