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Arte e Cultura | 19 agosto 2018, 10:21

La fonte d'acqua guaritrice nei boschi di Lozzolo

DAL CULTO PAGANEGGIANTE AL SANTUARIO DELL'ANNUZIATA

La fonte d'acqua guaritrice nei boschi di Lozzolo

Nel piccolo ed appartato borgo rurale di Lozzolo, in mezzo ai boschi, il santuario della “Madonna Annunziata” meglio conosciuto come chiesa della “Beata Vergine d’Incesa” é stato costruito nel 1642 su una fonte guaritrice ancor oggi esistente e che sgorga sotto la chiesa, all’esterno dell’edificio ma proprio in verticale sotto l’abside del luogo di culto cristano. Per abbeverarsi alla fonte occorre infilarsi in un cunicolo stretto ed oscuro che suscita forti emozioni.

    Sul piazzale della chiesa una nicchia nella roccia ospita una statua mariana, collocata su un masso con la forma degli antichi ‘menhir’ pagani. La fonte guaritrice, i boschi secolari che circondano il santuario e il pietrone utilizzato per sostenere la statua, tutti assieme, sono gli elementi essenziali d’una non perduta spiritualità panteista naturalistica, ovviamente rimasta nascosta sotto l’ufficialità cristiana e neanche più percepita dai numerosi fedeli che accorrono al santuario sia alla messa del 15 agosto che alla processione di fine maggio che si conclude, altro elemento naturalistico, con l’accensione del falò propiziatore.

   Come documenta Carlo Angelino Giorzet, a Lozzolo resta ben viva anche una forte tradizione di speciale spiritualità e sacralità attorno alla cascina della Gibella dove nel Cinquecento il curato di Roasio si recava a somministrare i sacramenti ai suoi abitanti e che in tempi più recenti era stata la dimora d’una donna fuori del comune, chiamata “anima tapin-a” anima miserevole, tenuta dalla voce pubblica per maga e negromante. 

  Stando ad una tradizione poco nota, il nome di Fontainemore da dove si snoda la famosa processione alla Madonna Nera d’Urupa non si spiegherebbe con il termine franco-provenzale che significa “fontana scura” ma andrebbe collegato all’arrivo di san Mauro della famosa e molto improbabile “Legione Tebea”. Questo discepolo di San Benedetto avrebbe fatto sgorgare miracolosamente una sorgente, la “Fontaine de Saint Maur”, nota anche come “Fontaine de la mort” perché una macabra diceria sostiene che le sue acque conterrebbero dell’arsenico.

   Secondo il geografo sabaudo De Bartolomeis questa maldicenza non trarrebbe il suo nome “da una fonte nerastra, che sgorga presso la chiesa, e che pertanto somministra acque buonissime” ma da un’altra sorgente che “di notte apparisce fosforica, a cagione d’innumerevoli luminosi insetti microscopici, i quali vivono nel suo fango, vengono a galleggiare su per le sue nerastre pantanose acque e risplendendo a strisce, e più sovente a globetti, si lasciano trasportare dalla corrente”.

   Del resto, in molti luoghi sono per secoli sopravvissute antiche cerimonie pagane cristianizzate.

   Il celebre archeologo Augusto Doro nelle sue preziose “Osservazioni sull’antico culto delle acque nella zona di Chieri” faceva notare che a Riva di Chieri nella processione di carri del 22 giugno in onore del patrono Sant’Albano uno dei due veicoli trainati da cani “girava per tradizione rituale attorno ad un pozzo un tempo esistente, ora chiuso e non più visibile ma la cui esistenza è confermata”.

   A Fontaneto d’Agogna la celebre “Fonte di San Martino” é ritenuta dotata di proprietà guaritrici perché “scorre sotto i piedi della Madonna” ma poiché una mappa del 1723 indica chiaramente che in passato si trovava più a nord, é facile ipotizzare che le credute virtù terapeutiche le siano attribuite per una non perduta sacralizzazione paganeggiante dei luoghi.

Una fonte sacra e guaritrice molto particolare é quella dell’eremo di San Pietro a 650 metri d’altezza sul monte Cornizzolo nel comune lecchese di Civate.

Si vuole che l’imponente complesso monumentale sia stato creato nell’anno 772 dal re longobardo Desiderio dopo un evento miracoloso. Secondo la suggestiva leggenda di fondazione, il figlio del re, Adelchi o Adalgiso sarebbe diventato improvvisamente cieco durante una battuta di caccia al cinghiale ma un eremita che stava in contemplazione mistica sul monte lo avrebbe guarito bagnandogli gli occhi in una sacra fonte contenuta in una vasca litica ancor oggi esistente ma molto deteriorata, curiosamente simile agli ‘avelli’ comaschi ed alla “Tomba della Regina” di Roppolo.

       La chiesa costruita su un preesistente edificio paleocristiano ha l’altare insolitamente rivolto a ponente.

        Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro reperibile alla libreria “Ieri e Oggi” di via Italia a 13900 Biella.

Roberto Gremmo (da www.newsbiella.com)

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