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Attualità | 18 agosto 2018, 14:03

Genova per noi, anche nelle lacrime

GLI APPLAUSI A DI MAIO E SALVINI (AI FUNERALI DI STATO) E GLI ERRORI DELLA SINISTRA NELL'ULTIMO QUARTO DI SECOLO

Foto lavocedigenova.it

Foto lavocedigenova.it

Ricevo e volentieri pubblico questa lettera di Lina Besate (rb)

Solo la genialità poetica di Paolo Conte poteva esprimere la sensazione di stupore che, negli anni del boom economico, si provava quando, dopo aver superato il passo dei Giovi, con le prime utilitarie "conquistate" a rate, noi, che stavamo "in fondo alla campagna", scendevamo verso il mare di Genova.

Avevo poco più di dieci anni: mio padre al volante della  nostra seconda Seicento grigia nuova di zecca, cantava  allegramente le canzoni di Neil Sedaka; io facevo il coro altrettanto allegramente mentre mia madre, nonostante le pasticche per il mal d'auto, soffriva ad ogni curva del percorso e contibuiva con i suoi "mugugni", per onorare una parola nota ai genovesi.

"Genova per noi", città desiderata perché "esotica", profumata di odori diversi da quelli abituali; città civilmente amata perché densa di storia patria, dei valori del progresso sociale e del lavoro tanto cari alla tradizione del socialismo italiano. Genova, città da cui partire per le agognate vacanze verso un altrove sempre diverso o, forse, sempre uguale; città dove ritornare consapevolmente  per insegnare agli studenti le tracce di un'urbanizzazione nei secoli vocata a congiungere terra e mare, Appennino e Mediterraneo.

Città dell'Interflora da esplorare con i ragazzi dell'Agrario; città dell'Acquario da condividere con i nipoti.

Città che si è sedimentata tacitamente nell'animo fino al punto di sentirsi feriti delle sue ferite: gli eventi del G8, le alluvioni, il crollo del ponte sul Polcevera.

Caro Remo, ti scrivo perché oggi, giorno dei funerali di Stato, davanti alle immagini del lutto di questa città, e non solo, ho sentito che gli applausi più convinti della folla raccolta al padiglione della Fiera, erano rivolti a Di Maio e Salvini. E, nonostante sia il momento per ciascuno di noi di elaborare il dolore, per chi crede con l'aiuto della Fede; per gli altri col sentirsi umanamente fratelli e sorelle nella tragedia e nella speranza, non ho potuto fare a meno di considerare che di errori la Sinistra, nel corso dell'ultimo quarto di secolo, ne ha commessi molti. Ha perso la connessione col comune sentire del nostro Paese, del suo popolo, con le sue paure e le sue fragilità. Ha lasciato che a gestire le incertezze, le precarietà, da sempre terreno naturale su cui la Sinistra avrebbe dovuto coltivare semi di riscatto e di futuro, fossero altre forze politiche. La Sinistra che ha abbandonato il suo popolo, scegliendo i potenti del mondo piuttosto che i semplici, gli umili, gli ultimi, ha rinnegato le proprie radici. Non mi sono scandalizzata oggi per quegli applausi. Mi sono interrogata piuttosto. Come faccio da un po' di tempo a questa parte, almeno da quando non mi sento più di accusare di "populismo" chi, senz'altro per interesse di parte, ma legittimamente, si è messo in ascolto di chi dalla Sinistra si è sentito abbandonato. O tradito.

"Genova per noi"  è un insieme di cose sempre molto belle, anche nelle lacrime.

http://www.lavocedigenova.it/2018/08/18/leggi-notizia/argomenti/cronaca-5/articolo/genova-funerali-di-stato-per-18-delle-41-vittime-del-disastro-live.html

 

Lina Besate

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