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Cronaca | lunedì 18 giugno 2018, 10:12

Autovelox: pago o faccio ricorso?

E' BENE CONOSCERE LE REGOLE

Autovelox: pago o faccio ricorso?

Quando si parla di autovelox la gente si divide in due fazioni. Quelli che dicono che servono a far rallentare le auto e quelli che li ritengono strumenti che i Comuni usano per fare cassa.

A nostro avviso hanno ragione tutti e due: rispettare i limiti e il codice della strada è giusto e ogni mezzo utile a ridurre il numero di infrazioni e incidenti deve essere bene accetto, ma chi deve fare rispettare le regole  deve essere il primo a farlo.


Innanzitutto, un autovelox deve essere autorizzato da un’ordinanza della Prefettura che deve tenere conto del numero di incidenti avvenuti in quel tratto di stratta. In pratica, la media dei sinistri avvenuti lì dev’essere superiore a quella nazionale.


Già qui qualcosa non torna. Quasi mai viene allegata al verbale l’ordinanza prefettizia che spesso non viene neppure citata. E quando il cittadino fa ricorso e la richiede, pochi Comuni la producono. Chissà se tutti gli autovelox di quei comuni che non mostrano l’ordinanza sono stati autorizzati dalla Prefettura ? E poi ancora, le Prefetture fanno veramente un’analisi sul numero di incidenti avvenuti negli ultimi anni il rapporto alla media nazionale, oppure si limitano ad approvare una richiesta politica ? Andiamo oltre.

Secondo la Cassazione (5532/17), in città è d’obbligo fermare immediatamente un automobilista che ha superato il limite di velocità. E’ possibile non farlo solo su strade a scorrimento veloce (due corsie per senso di marcia e banchina centrale). Dunque, in tutti piccoli comuni non è ammesso posizionare un autovelox se non c’è sempre anche una pattuglia della Polizia Locale a fermare i trasgressori. Però è ovvio che da un punto di vista numerico per i Comuni sia molto più facile mettere un autovelox in grado di fare tantissime multe che mettere una pattuglia che contesti immediatamente le infrazioni.


Anche sulle strade extraurbane esistono regole precise per gli autovelox mobili. A stabilirle con un decreto è stato l’ex ministro dell’Interno Minniti. Innanzitutto i cartelli generici di “controllo elettronico della velocità” non sono validi, infatti la direttiva prevedeva la loro rimozione, attualmente bellamente disattesa dai Comuni. In caso di controllo con autovelox o telelaser, infatti, deve essere posto a terra un cartello temporaneo (messo solo durante il controllo) posto ad almeno 150 metri dal punto in cui viene rilevata la velocità. Gli agenti non possono inoltre essere su un’auto civetta, ma al contrario devono essere ben visibili anche a distanza. Già, perché lo scopo degli autovelox dovrebbe essere quello di prevenire, ma non sempre avviene questo.


A questo punto i lettori si chiederanno: perché se leggi, direttive e sentenze sono così chiare molti Comuni non le rispettano ? La  risposta è semplice: perché sono molti di più i cittadini che pagano una multa, anche se ingiusta, rispetto a quelli che fanno ricorso (pagando comunque 43 € anche se si ha ragione).


Un escamotage che alcuni enti furbetti attuano è quella di abbassare i limiti di velocità proprio in prossimità di un autovelox. Ad esempio in Lombardia, sulla Milano-Meda, qualche tempo fa, hanno portato il limite da 100 a 80 Km/h, guarda caso proprio nel tratto con l’autovelox che ha fatto migliaia e migliaia di multe e dopo qualche mese  (e tantissimi euro incassati), il limite è tornato a 100 Km/h. Questa operazione, pur essendo discutibile, non infrange alcuna legge poiché spetta all’ente proprietario della strada stabilire il limite di velocità.

Insomma, la “sfida” tra amministrazioni e automobilisti è giusto che venga “combattuta”, ma è altrettanto giusto che sia combattuta secondo le regole in vigore perché altrimenti diventa un far west in cui tutto è lecito. Un far west che non utile a nessuno. A nessuno, tranne che alle casse dei Comuni.

Matteo Romano

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