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Sport | 17 giugno 2018, 16:38

I Mondiali e i ricordi vercellesi

ROSETTA, PIOLA, FERRANTE - QUALCHE BUON LIBRO IN ATERNATIVA ALLA TV

Rosetta

Rosetta

Sono da poco iniziati i Mondiali di Calcio in Russia e come sempre, ogni quattro anni, anche noi Vercellesi, in quanto Italiani, faremo la nostra parte, davanti a teleschermi. Certo, sarà impossibile sfilare sui viali con le auto, i clacson, le bandiere, insomma i vessilli tricolori, come per certe partite del 1978, del 1990, del 1994 e soprattutto dopo le finalissime del 1982 e del 2006 vinte a sorpresa dalla nostra Nazionale. Gli Azzurri, come si sa, quest’anno non si sono qualificati e dunque i Mondiali anche dall’esterno vengono percepiti in tono minore lungo l’intero Stivale: niente addobbi alle vetrine dei negozi e scarsissimo merchandising dalle bancarelle spesso improvvisate dopo le vittorie alle edicole un tempo stracolme di gadget come ad esempio una bella collana di romanzi sul calcio proposta quattro anni or sono.

Che fare dunque con l’Italia senza Mondiali? Consoliamoci anzitutto con il passato che per noi Vercellesi riserva qualche sorpresa: la Nazionale campione del Mondo 1934 ha titolare come terzino il vercellese Virginio Rosetta della Juventus, che però esordisce e gioca quattro anni nella Pro Vercelli. Anche i Campioni del 1938 vantano un fuoriclasse (tra i capocannonieri nella finale e al torneo) come Silvio Piola, nato a Robbio ma bicciolano a tutti gli effetti, anche per aver iniziato sportivamente con le mitiche Bianche Casacche. Facendo un lungo passando in avanti quando gli Azzurri a Messico 1970 arrivano in finale, battuti solo dal Brasile del mitico Pelé, nella rosa dei ventidue convocati c’è il compianto difensore Ugo Ferrante, titolare nella Fiorentina tra l’altro scudettata l’anno prima. Infine per il trionfo in Germania del 2006 (e per il bronzo alla Conferation Cup del 2013) troviamo il centravanti Alberto Gilardino, oggi trentaseienne in forza allo Spezia, all’epoca nel Milan: nasce a Biella, quando la città è ancora in Provincia di Vercellesi, anche se la sua Storia agonistica giovanile va in direzione della Cossatese e della Biellese (squadre avversarie in serie D in tanti ‘duelli’ con la grande Pro).

Detto questo, possiamo anche consolarci restando davanti alla TV e magari tifando per un’altra Nazionale, oppure, nel solco dell’idea di vacanze intelligenti, leggendoci un buon libro che abbia a che vedere con i suddetti ricordi. Certo, la Nazionale che tutti portiamo nel cuore, entrata anche nell’immaginario collettivo non solo patriottico, ma internazionale è quella di Spagna 82 con Rossi, Tardelli, Zoff, Cabrini, eccetera, allenata da Bearzot, verso cui si torna con la ristampa recentissima della biografia “Il romanzo del vecio” (edito da Baldini+Castoldi 2018, ma già uscito nel 1997). Ancora una volta il libro prende le mosse da Biella nel senso che l’autore, Gigi Garanzini, famosissimo giornalista sportivo, è biellese e che il testo inizia nel ricordo di un’amichevole disputata nel 1980 tra quella nazionale e i bianconeri locali a segnare lo spartiacque tra il calcio scommesse e il futuro da ricostruire. Il sottotitolo del testo, Enzo Bearzot, una vita in contropiede, resta al proposito emblematico per un personaggio sui generis, capace di sovvertire ogni pronostico restando sempre coerente con se stesso, come viene spiegato tra le righe, giovandosi di passaggi diretti (interviste e confessioni), oltre la prestigiosa introduzione di Indro Montanelli.

E ancora, per consolarci, una lettura più amena, senza polemiche, ma carica di leggende: anche grazie agli ottimi disegni di H-57, a mo’ di graphic novel, Furio Zara in “Favole mondiali” rivive l’epopea di tutti i Campionati dal 1930 al 2014 attraverso “60 storie incredibili” come avverte il sottotitolo, ovvero episodi, calciatori, match passati al rango di mitologie contemporanee. Infine, per una lettura più impegnativa, data la mole del libro (circa 600 pagine fittissime) c’è la fiction narrativa “Nedo Ludi” scritta da Pippo Russo per le Edizioni Clichy (2018) che per molti critici risulta il più bel romanzo italiano sul calcio: attraverso l’immaginaria vicenda di uno stopper dell’Empoli nel 1989 l’Autore rivive le meschinità che serpeggiano nei campionati di serie A, B e C quale metafora dei nostri giorni e di un’Italia che vorremmo migliore; si può leggere anche sotto l'ombrellone perché la prosa scorre liscia, pur facendoci costantemente riflettere.

Guido Michelone

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