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Arte e Cultura | martedì 15 maggio 2018, 18:28

Il giovane pianista vercellese che continua a stupire

INTERVISTA A RICCARDO MUSSATO - "SUONANDO O ASCOLTANDO SI PUO' VIAGGIARE COL PENSIERO"

Il giovane pianista vercellese che continua a stupire

Al debutto vercellese quale concertista classico, dopo una bellissima lezione in forma di recital nel mese precedente un diciannovenne Riccardo Mussato, ha stupito tutti i presenti per la bravura, l’eleganza, la sicurezza nell’esibizione per solo pianoforte venerdì scorso al Museo Leone. Per tali ragioni, abbiamo voluto incontrarlo per saperne di più su quel che sarà probabilmente il suo avvenire musicale, anche perché tra circa un mese sarà di nuovo protagonista in una maratona musicale nella nostra città, ancora in fase di definizione del programmna.

Così, a bruciapelo, chi è Riccardo Mussato?

Un ragazzo come tanti altri, con i suoi desideri e i suoi limiti, con le sue incertezze e i suoi sogni. Ho tanta voglia di mettermi in gioco, tanto entusiasmo nel percorrere la strada che ho scelto e la consapevolezza di avere avuto la fortuna di poter fare nella vita ciò che più amo. Mi hanno insegnato ad avere fiducia nel futuro e a lottare per ottenere ciò che desidero.

Quali sono in generale le idee, i concetti o i sentimenti che associa alla musica che ascolta o che esegue?

Suonando o ascoltando si può indubbiamente viaggiare con il pensiero. E’ difficile rispondere, perché dipende molto dall’autore e dal periodo storico che si prende in considerazione. Può accadere di pensare alla poesia: suonando Chopin può essere evocata la poetica di Leopardi. Può accadere di vedere paesaggi: suonando Prokofiev si vede la steppa della profonda Russia. Può accadere altresì di percepire il calore e la maestosità di Beethoven, l’essenza della Grande Germania delle opere di Wagner o il simbolismo arcano di Debussy.

Cos’è per lei il pianoforte?

Il pianoforte di per sé è uno strumento difficile: da un’analisi meccanica parrebbe a prima vista semplicemente tecnico, ritmico. I pianisti, diversamente ad esempio dai violinisti, non sono direttamente a contatto con la sorgente di suono, che è la corda: se ci si limita a “schiacciare” tasti, il suono risulta estremamente povero. In realtà il pianoforte è molto di più: conoscendolo a fondo, ci si può rendere interpreti di finezze elevatissime ed è molto interessante e stimolante l’apprendere, o meglio ancora, il ricercare di volta in volta diversi accorgimenti per ottenere dallo strumento un “buon suono” e farlo cantare. Talvolta il pianoforte è in grado di imitare un’intera orchestra ed è per questo che, dopo l’organo, a mio parere è lo strumento connotato da maggiore completezza.

Tra i musicisti che ha suonato o ascoltato ce n’è uno a cui si sente particolarmente affezionato?

Sono solito dire che non ho un musicista prediletto, o meglio, che ne ho uno per ogni periodo storico-musicale e, per quanto riguarda il ‘900, uno per ogni sua corrente: ogni compositore infonde nella sua musica e con la sua musica qualcosa di peculiare e di unico. Va tuttavia riconosciuto il merito: non conosceremo più tre musicisti come Bach, Mozart e Beethoven, non solo geni della musica, ma geni assoluti, al pari dei grandi scienziati e dei grandi letterati della storia.

E tra i dischi che ha più volte ascoltato quale porterebbe sull'isola deserta?

Non si finisce mai di ascoltare e scoprire musica, ma ad oggi sarei combattuto fra la Nona di Beethoven, gli “Anni di pellegrinaggio” di Liszt, “La mer” di Debussy e il Bolero di Ravel.

Quali sono stati i suoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?

Rispetto l’ordine delle tre categorie. Nella musica le mie due insegnanti di pianoforte: Ilaria Schettini, con cui ho studiato per quasi 10 anni, che mi ha infuso grande senso del dovere, tramettendomi entusiasmo e passione; poi una pianista di prestigio internazionale come Marina Scalafiotti, con cui sto studiando, che mi ha fatto maturare con la sua tecnica, con la sua profondità e con il suo grande amore per il suo lavoro e per la musica classica. Nella cultura devo molto a tutti i miei insegnanti di Liceo, ai quali sono rimasto molto legato. Nella vita la risposta è semplice: i miei genitori.

E i pianisti che l’hanno maggiormente influenzata o sedotta?

In generale ho un debole per i Francesi e per la loro grande sensibilità e raffinatezza, ma non è possibile porre in secondo piano la perfezione assoluta di Claudio Arrau e di Martha Argerich, e ho detto tutto.

Da ventenne come vede in generale la situazione della cultura in Italia?

La crisi culturale in Italia è un dato di fatto nelle piccole realtà, mentre sembra che non lo sia nelle grandi città: è un fenomeno che ancora non riesco del tutto a spiegarmi. Non so se sia solo una questione di mentalità più o meno aperta delle persone. Temo che l’aspetto relativo alla differenza di risorse economiche sia a volte determinante e che i due fattori possano influenzarsi vicendevolmente: meno offerta d’iniziativa culturale può abituare negativamente e suscitare un minor desiderio di cultura. Parlando di ciò che mi riguarda direttamente, so bene che la musica classica può piacere o non piacere; ma penso che la sua scoperta e la sua conoscenza costituiscano un importante accrescimento culturale, soprattutto nella formazione dei giovani.

Che cosa sta progettando a livello musicale per l’immediato futuro?

Intanto, come mi accadrà più volte nei prossimi mesi a Torino e a Vercelli, colgo tutte le opportunità possibili per suonare in pubblico, cosa che ho sempre amato, sia da solista, sia in formazione cameristica. Devo ancora maturare a livello interpretativo e sarà fondamentale per me percorrere questa via di crescita attraverso tutti i consigli che mi verranno resi dai grandi maestri, in occasione dei prossimi concorsi e dei prossimi corsi estivi di perfezionamento.

GUIDO MICHELONE

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