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Pro Vercelli | domenica 13 maggio 2018, 10:08

Dalla parte del torto, di Grassadonia insomma

LA DIFFERENZA TRA UN BRAVO TECNICO E UN TECNICO IN CUI I GIOCATORI CREDONO

Foto Ivan Benedetto

Siamo retrocessi e abbiamo salutato il Piola battendo una squadra, una delle peggiori della serie cadetta, per di più priva del suo miglior realizzatore, e che si è presentata con il terzo portiere.

I tre punti, conquistati a fatica, li abbiamo portati a casa grazie all'intelligenza del nuovo allenatore: ha cambiato, ma non stravolto (come fece Atzori, in tre giorni).

Diciamo quel che si sa dall'inizio del campionato: a parte alcune individualità – Vives su tutti – l'ossatura della Pro Vercelli sarebbe debole anche in Lega Pro.

Questa squadra, però, ha rischiato di salvarsi: con Grassadonia.

Nel girone d'andata, con gli uomini contati, con Rovini e Jidayi infortunati, con Bergamelli che giocava “punturato” per via della Pubalgia, la Pro Vercelli, a un certo punto ingfranò, poi però franò in casa contro il Foggia. Se avessimo vinto quella gara, la Pro Vercelli avrebbe cominciato a volare grazie a un gioco che ha incantato tanti addetti ai lavori.

Oltre agli infortuni, ai rigori negati, alle follie difensive (tutti parlano di Bruno, ma quelle di Konate quanti punti ci sono costate?) la Pro del girone d'andata era una squadra con un'ossatura debole anche per la Lega Pro ma con un gioco fantastico: e forse sarebbero bastati pochi innesti per disputare un bel girone di ritorno.

Io la penso così.

Se siamo retrocessi i dirigenti pensano sia colpa della presunzione, della poca elasticità di Grassadonia.

Faccio mia la frase di un collega giornalista che stimo: Grassadonia è bravissimo ma è un testone.

Si è interstardito infatti, dando fiducia agli attaccanti che non hanno sfruttato i cross di Ghiglione e Mammarella, che non hanno segnato (nessuno mi toglierà mai dalla testa che con Polidori e Comi quei cross potevano diventare gol e punti per noi).

Però, lo ripeto: Grassadonia ha dato un gioco molto bello a una squadra e dalla squadra è stato ricambiato. No, all'andata a Terni i giocatori non hanno giocato contro, non hanno giocato per perdere.

Avevano perso l'allenatore in cui credevano. Il bravo allenatore è una cosa, l'allenatore in cui credi è un'altra.

Può trasformarti una squadra così così in una grande squadra.

Grassadonia non ce l'ha fatta, soprattutto per la sfiga, di cui ho scritto prima.

Il pecato mortale fu esonerarlo dopo la sconfitta contro lo Spezia? Alcuni la pensano così, io non arrivo a tanto.

Il primo esonero di Grassadonia ebbe un effetto positivo: la grande reazione della squadra contro l'Ascoli e la Cremonese, il filotto di 7 partite; e uno negativo: una campagna acquisti fatta un po' da Atzori, un po' da Varini e un po' da Grassadonia stesso. Una campagna acquisti pasticciata, insomma. Magari quel testone di Grassadonia avrebbe potuto far giocare almeno qualche spezzone a Ivan, certo, ma è anche vero che se l'avesse suggerita solo lui, la campagna acquisti, Firenze sarebbe rimasto, e Firenze era il giocatore più pericoloso nel tridente del 4-3-3.

La maggior parte della tifoseria e i dirigenti della Pro Vercelli non la pensano come me.

Durante il campionato ha fatto mie le parole che mi ha detto un giocatore: “E' una bravissima persona e io un allenatore così bravo non l'ho mai avuto”.

Può anche essere che abbiano ragione quelli che dicono che Grassadonia sia stato una iattura, e che io sia dalla parte del torto. Bene, con queste parole ho solo voluto spiegare perché mi sono seduto, io, dalla parte del torto.

Remo Bassini

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