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Cronaca | martedì 13 marzo 2018, 10:35

"Mai sentito sponsorizzare Brugnetta"

PROCESSO EXPO: LE DICHIARAZIONI DEI TESTI DELLA DIFESA

Nessun pranzo, cena o merenda in cascina alla presenza di Alberto Perfumo e Francesco Brugnetta e nessun intervento da parte di chi aveva incarichi nella pubblica amministrazione, per caldeggiare la nomina dello stesso Brugnetta a direttore artistico.

E’ il giorno dei testi della difesa al processo per l’assegnazione dell’incarico di direttore artistico delle manifestazioni legate a Expo 2015. E le cinque persone chiamate a deporre dai legali Massimo Mussato, Lucetta Patriarca e Francesco Picco, che difendono l’ex vice sindaco Alberto Perfumo, il capogruppo di SiAmo Vercelli, Gianluca Zanoni, la dirigente comunale Liliana Patriarca e il docente Francesco Brugnetta (l'accusa nei loro confronti è turbativa d'asta), raccontano una versione dei fatti diversa da quella che, partendo da un sito internet, aveva poi portato alla costituzione della commissione d’inchiesta in consiglio comunale.

Quirino Barone e Grazia Brugnetta, che vennero tirati in ballo in quanto parenti del docente e residenti in una tenuta di Ronsecco confinante con quella del cognato di Perfumo, hanno detto di non avere mai organizzato momenti conviviali in cui i due imputati avessero partecipato, mentre Vittorio Ferraris, uno dei componenti del team Expo, ha ripercorso alcune delle riunioni del gruppo di volontari, finite poi nel faldone dell’inchiesta, spiegando anche di non aver mai sentito Perfumo o Zanoni caldeggiare la candidatura di Brugnetta. “Fu lui stesso a dirmi che aveva deciso di partecipare alla selezione” ha ricordato Ferraris. Parole simili anche da un altro componente del team Expo, Giorgio Anselmetti, che aveva seguito le iniziative nel settore della scuola. “Alle riunioni del team - ha detto - partecipavano anche persone che non facevano parte di SiAmo Vercelli e consiglieri comunali di altre forze politiche. Brugnetta era uno dei componenti del gruppo, lo vedevo alle riunioni ma non ho mai sentito caldeggiare una sua nomina”.
Stefano Sarasso, che all’epoca dei fatti si occupava dei rapporti di SiAmo Vercelli con i mezzi di comunicazione, ha invece ricostruito un incontro avuto nel maggio 2015 con Guido Gabotto che, sul suo sito internet, pubblicò gli articoli sulla base di quali i consiglieri comunali chiesero la commissione d’inchiesta.
“Dopo la pubblicazione di quegli articoli avevo smesso di rispondere alle sue telefonate - ha detto Sarasso -. La sera del primo maggio lui raggiunse me e un amico al Bsa. Ci fu una discussione piuttosto accesa: io ero risentito visto che erano usciti articoli in cui veniva messa in dubbio l’onestà intellettuale del movimento e quindi anche la mia. A un certo punto gli chiesi perché aveva attaccato Perfumo e lui rispose che Perfumo si negava al telefono e disse: Nessuno tra quelli che non mi rispondono al telefono è mai rimasto politicamente vivo".
L’ultimo teste, che verrà sentito prima della discussione, sarà il dottor Pier Giorgio Fossale, che Gabotto citò come una delle fonti per i suoi articoli: il pubblico minstero Davide Pretti e i legali della difesa hanno infatti deciso di rinunciare ad ascoltare le altre persone che vennero citate come fonti (tra cui il sindaco Maura Forte). Per la prossima udienza, prevista a fine giugno, il giudice Maria Teresa Guaschino ha dato mandato alla Procura di citare l’ultimo teste; poi si passerà alla discussione finale.

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