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Scuola | lunedì 04 dicembre 2017, 15:00

"Un giallo nel pollaio" (e altre storie): incontro con Alessandro Barbaglia

SCUOLA RODARI: TANTE DOMANDE DEI RAGAZZI SULLA SCRITTURA, I RACCONTI, LE LETTURE PIU' AMATE

Riceviamo e pubblichiamo.

È iniziato con la visione di un video creato dai bambini della IV C l’incontro tra Alessandro Barbaglia (autore del pluripremiato romanzo “La locanda dell’ultima solitudine”) e gli alunni della Rodari. Un lavoro totalmente prodotto in classe, con disegni ad acquerello, cartoncini colorati e una lavagna multimediale, per raccontare “Un giallo nel pollaio”, una favola dolce e garbata dello stesso Barbaglia, che insegna il rispetto reciproco e veicola un messaggio antibullismo.

Il pomeriggio magico e pieno di poesia che lo scrittore ha voluto regalare ai ragazzi è proseguito con la sua lettura di propri racconti inediti. E così “Zwanzig il Rosso, l’ultimo dei Krampus” ha trascinato un centinaio di bambini delle classi quinte e quarte, tra risate e sguardi sognanti, in un mondo incantato, fiabesco e prenatalizio.

Sono tantissime le domande che i ragazzi hanno rivolto allo scrittore e poeta novarese, per sapere quali siano stati i suoi libri preferiti da bambino o quali siano gli autori che oggi maggiormente apprezza. E soprattutto per avere dei consigli per diventare scrittori, o per sapere da dove nasca l’ispirazione poetica e scoprire che «le poesie non nascono dalle idee ma dalle parole». E lo scrittore è colui che scrive una storia tutta sua, ma chi la legge la sente propria, si ritrova in essa, con stupore. «Fare lo scrittore – racconta Barbaglia – significa imparare a scrivere. A raccontare in maniera avvincente s’impara con impegno e fatica, anche quella che fate per studiare, ogni giorno, con i vostri insegnanti».

Tra gli altri ha l’immenso dono di saper parlare ai bambini, Barbaglia, e per loro lascia questo messaggio scritto da appendere in classe e ricordare più a lungo possibile: «Che le storie vi trovino sempre con gli occhi aperti: perché è da lì che passano per diventare nostre! Dai nostri sguardi attenti su di loro. Viva le storie!».

Anna Ricciardiello

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