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Cronaca | mercoledì 11 ottobre 2017, 15:44

Lettera anonima all'Asl: ora tocca ai testi della difesa

CONTINUANO LE UDIENZA PER IL PROCESSO SUI "VELENI" CONTRO L'EX MANAGER DELL'ASL

Iniziano a sfilare i primi testi della difesa al processo per la lettera anonima contro l'ex direttore generale dell'Asl, Federico Gallo: l'anestesista Alberto Puliserti e gli ex dirigenti dell'Asl Carla Peona e Osvaldo D'Angella sono chiamati a riferire in aula quel che emerse dalle loro dichiarazioni nel corso delle indagini svolte dal collegio difensivo che assiste i tre imputati (l'oncoematolo Alberto Santagostino, la dirigente Asl Antonietta Barbieri e l'ufficiale della Guardia di Finanza Giuliano Formica chiamati a rispondere di calunnia e diffamazione).

Agli avvocati della difesa, Renzo Inghilleri, Andrea Corsaro e Aldo Casalini, Puliserti ha confermato di aver effettuato una segnalazione all'Asl, lamentando il clima difficile che si viveva nella sala operatoria di Ginecologia e segnalando che la mancanza di serenità degli operatori poteva anche rappresentare un fattore di rischio. Il medico ha aggiunto che, dopo quella lettera, non cambiò praticamente nulla. “Ricevetti solo una telefonata informale dal direttore sanitario dell'Asl, Carla Peona, ma non sono a conoscenza di eventuali provvedimenti presi dalla direzione generale”. Poi il medico ha deposto in relazione a una delle vicende che fornirono lo spunto per la lettera anonima: la presenza in sala operatoria del marito della primaria di Ginecologia. “La notte in cui fui chiamato per il cesareo d'urgenza a causa di un distacco della placenta, ho visto il dottor Adessi in sala operatoria, a pochissima distanza dal tavolo sul quale stavo preparando i farmaci per l'anestesia. Mi disse di aver accompagnato la moglie, poi mi sono concentrato sull'intervento che era serio e grave e non ho più fatto caso a lui. Questo racconto l'ho fatto anche alla Procura, quando venni sentito qualche mese dopo”.

Lunga e fonte di un acceso confronto tra difesa e parti civili (gli avvocati Roberto Scheda per Gallo, Roberto Cota per Andrea Adessi e Riccardo Gussoni per Nicoletta Vendola) la deposizione di Carla Peona, all'epoca direttore sanitario dell'Asl.

All'avvocato Inghilleri, la dirigente ha spiegato di aver espresso parere contrario all'archiviazione del procedimento nato contro la dottoressa Vendola a seguito della segnalata presenza del marito in sala operatoria “per motivi medici e legali. Quelli medici sono legati alla sicurezza sanitaria per il paziente, e quelli legali al fatto che era stata disattesa una precisa disposizione dell'Asl in relazione alla presenza in sala operatoria di persone esterne all'équipe, presenza che deve essere preventivamente autorizzata”. Un parere analogo era stato dato anche dall'allora direttore amministrativo D'Angella, ma, alla fine, il procedimento si concluse secondo la linea sostenuta da Gallo, con l'applicazione di una sanzione a carico della dottoressa.

Alla dirigente è stato poi chiesto di riferire su alcuni episodi di tensione vissuti nella palazzina degli uffici a causa del manager. “Capitava che Gallo si arrabbiasse con alcuni dipendenti, anche che alzasse la voce” ha detto, precisando poi, su richiesta dell'avvocato Scheda, che ciò avveniva a seguito di errori da parte dei collaboratori stessi. Rispetto alla segnalazione sulle tensioni in sala operatoria, Peona ha spiegato di “esserne venuta a conoscenza dalla dottoressa Pastorelli, direttore sanitario del Sant'Andrea” e di aver organizzato un incontro sul tema con tutti i capi dipartimento. “Ma non ho visto le lettere perché erano riservate e non indirizzate a me”, ha aggiunto.

Peona ha poi ribadito di essere stata in disaccordo con Gallo su varie questioni – tra cui anche lo scambio di incarichi tra gli oncologi Manachino e Santagostino – e di avere spesso discusso con il manager, “ma senza ricevere da lui pressioni per cambiare parere” ha aggiunto. Episodi, quelli raccontati dalla dottoressa Peona che, a giudicare dai frequenti interventi degli avvocati della difesa e da diversi “Non ricordo” in risposta alle contestazioni mosse alla teste soprattutto dall'avvocato Corsaro, forse in passato erano stati riferiti in termini parzialmente diversi.

“Quindi – ha concluso l'avvocato Casalini prima di congedare la teste - per lei era normale che la discussione sullo spostamento di Santagostino si concludesse con Gallo che le diceva: Tu sei fuori, perché tanto io ho l'appoggio del ministro Balduzzi".

In chiusura ha deposto l'ex direttore amministrativo D'Angella, anche lui contrario all'archiviazione del procedimento contro la dottoressa Vendola. “Non conoscendo i fatti – ha spiegato – mi sembrò più corretto adeguarmi a quanto era emerso dalla commissione di disciplina”.

A D'Angella è anche stato chiesto conto di una sua dichiarazione comparsa in una lettera a una testata online torinese in cui parlava “di palese violazione delle norme” in riferimento al contesto vercellese.

“Che cosa riguardava questa violazione?” gli hanno chiesto gli avvocati della difesa. “La decisione assunta da Gallo di istituire la rianimazione di Borgosesia. Dal punto di vista amministrativo, secondo me la competenza era regionale e per questo motivo mi sono dimesso dall'incarico”, ha spiegato D'Angella, che però ha ribadito come il rapporto con Gallo sia sempre stato splendido (tanto che uscendo dall'aula si è anche fermato a stringergli la mano, ndr.). “Potevamo discutere per ore su una questione e poi lasciarci senza trovare un accordo, ma non ho mai ricevuto pressioni per cambiare un mio parere”, ha concluso.

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