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Cronaca | domenica 16 luglio 2017, 00:36

L'addio a don Cesare Massa, rettore di San Michele

AVEVA 93 ANNI ED ERA UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER MOLTISSIMI FEDELI

Vercelli perde un sacerdote e un intellettuale di grande valore: a 93 anni è morto don Cesare Massa, rettore della chiesa di San Michele.

Da mesi, ormai, l'aggravarsi delle condizioni di salute gli aveva impedito di partecipare alla messa, la "sua" messa che, per lungo tempo, aveva celebrato - portandosi dietro la bombola dell'ossigeno - grazie agli amici che lo accompagnavano negli spostamenti e lo sorreggevano quando le gambe si facevano malferme.

Si respirava un clima particolare, durante quelle celebrazioni: la solennità della liturgia - con molte parti cantate e omelie sempre ricche di spunti profondi - era accompagnata da un clima familiare, dall'amicizia che si era consolidata negli anni tra il sacerdote e i fedeli. Due chiacchiere a fine celebrazione, la preghiera speciale da dire insieme quando qualcuno si trovava ad attraversare momenti di difficoltà, un saluto: segni piccoli e grandi di vicinanza e di affetto.

Aveva vissuto molte vite, don Cesare Massa: lo ricordò, nel 2010, quando aveva ricevuto il riconoscimento di Vercellese dell'Anno. Da ragazzo era "il fieu dal Ricardu il fumista di Porta Milano e della Sandrina"; poi, per anni, era stato insegnante di filosofia nei licei e all'istituto magistrale di Vercelli. Un insegnante molto apprezzato dai suoi allievi, con i quali, spesso, aveva anche allacciato rapporti di amicizia durati tutta la vita. La sua carriera era iniziata al liceo di Borgosesia, negli anni '50, con tante aspirazioni e qualche timore. Lo ricordò in uno scritto, pubblicato nel volume edito per i 50 anni del liceo scientifico di Borgosesia. Un testo in cui c'era molto dello spirito di ricerca che ha accompagnato don Cesare Massa per tutta la sua vita.

"Cosa sanno gli allievi di un insegnante che è agli inizi? Dei suoi timori di non essere all'altezza?... I liceali di Borgosesia sono stati i primi. E, invece, beati gli ultimi, quando sulla bilancia dei rapporti pesa di più l'amicizia che la disciplina e la creatività rispetto alla ripetizione. E, tuttavia, beati gli ultimi se i primi sono stati bravi a mettermi alla prova, a starmi sotto, a farmi crescere da novizio a professo. Ho dato da parte mia molta amicizia, anche se troppo ingabbiata, e acceso qualche desiderio di verità e interesse per ciò che rende l'uomo più uomo. Almeno, lo spero".

Fin da quegli anni, all'attività professionale, aveva affiancato l'impegno politico nella Democrazia Cristiana, partito nel quale aveva rivestito anche incarichi istituzionali. E che aveva poi lasciato per la sua vita sacerdotale: una decisione presa in età più che adulta e senza mettere da parte nulla di quelli che erano stati gli interessi precedenti, ma, anzi, cercando di collocare tutto in una prospettiva più alta.

Legato a Ezio Bianchi e alla Comunità di Bose e vicino a importanti esperienze di comunità ecumeniche come quella di Taizè, don Cesare Massa era tra i più convinti sostenitori del dialogo inter-confessionale. La chiesa di San Michele fu la prima, a Vercelli, a essere aperta agli ortodossi per le celebrazioni liturgiche, così come don Cesare non mancava mai agli incontri della settimana del dialogo con Ebrei e Ortodossi, organizzate ogni anno dalla diocesi.

Era stato fondatore e animatore del Meic, il Movimento ecclesiale di Impegno culturale che organizzava i Settelunedì; seguiva con affetto l'Università Popolare e dava spazio, nella chiesa di San Michele, a coinvolgenti momenti di spiritualità e cultura, come i concerti d'Avvento. A Vercelli saranno in tanti a sentire la sua mancanza.

redaz

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