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Cronaca | venerdì 06 gennaio 2017, 10:09

'Ndrangheta nel vercellese: chiesti 23 rinvii a giudizio

NEL MIRINO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TORINO LA FAMIGLIA RASO E I COMPONENTI DELLA LOCALE DI SANTHIA', ARRESTATI A LUGLIO

La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per i 23 indagati dell’operazione “Alto Piemonte”, svolta dalla squadra mobile di Torino e coordinata dai pm Paolo Toso e Monica Abbatecola. Al centro dell’indagine, che si era conclusa un mese fa circa, c’è ancora una volta la ‘ndrangheta con le sue infiltrazioni nel territorio piemontese, questa volta nelle zone di Biella, Santhià, Vercelli e in generale nel Nord della Regione. Gli arresti erano scattati a luglio, con 18 fermati. I reati contestati, oltre il 416 bis sono estorsione, detenzione e porto d’armi, sequestro di persona e un tentato omicidio avvenuto a Volpiano anni fa, probabilmente per un diverbio relativo ad affari derivanti dalla gestione di bische.

Al centro dell'inchiesta per la parte che coinvolge direttamente il Vercellese e il Biellese, la famiglia Raso, da anni insediata a Cavaglià, da dove - secondo le accuse - avrebbe imposto il pizzo a locali notturni, ristoranti, bar e attività commerciali di tutta la zona circostante.

PAGA IL PIZZO O TI TAGLIO LA GOLA

L’indagine aveva fatto emergere anche come alcuni dei presunti ‘ndranghetisti fossero interessati al mondo del calcio e si fossero inseriti nella gestione del bagarinaggio, in particolare dei biglietti delle partite della Juve, che si è sempre dichiarata estranea ai fatti. I principali indagati sono Saverio e Rocco Dominello, difesi dagli avvocati Giuseppe Del Sorbo e Domenico Putrino e Fabio Germani, tifoso juventino vicino alla società bianconera, difeso da Michele Galasso.

dal nostro corripondente a Torino

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