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Cronaca | 20 novembre 2016, 18:36

La 'ndrangheta nel vercellese: chiusa l'inchiesta sulla famiglia Raso

SECONDO LE ACCUSE PRETENDEVANO IL PIZZO DA LOCALI NOTTURNI E BAR A SANTHIA', CIGLIANO, CAVAGLIA' E VIVERONE. A LUGLIO ERANO FINITI IN CARCERE IN 18 E ALTRI 32 ERANO STATI INDAGATI

La 'ndrangheta nel vercellese: chiusa l'inchiesta sulla famiglia Raso

La Procura della Repubblica di Torino ha chiuso le indagini sulla "locale" di Santhià, la cellula della 'ndrangheta facente capo alla famiglia calabrese Raso che, da Cavaglià, si sarebbe infiltrata prima nella gestione delle attività edilizie e per poi estendere i suoi interessi al mondo dei locali notturni, dei bar e della ristorazione, taglieggiando commercianti di Santhià, Viverone, Cavaglià e Cigliano per arrivare anche a commettere reati nel novarese.

A luglio una maxi operazione coordinata dalla Procura di Torino e condotta da polizia, Gico della Guardia di Finanza e carabinieri aveva portato in carcere 18 persone, 32 erano state indagate per 84 capi di imputazione, e vari immobili erano stati sequestrati anche nel Biellese. Ora la Procura torinese ha concluso le indagini, contestando alla famiglia Raso e alle altre persone arrestate pesanti reati, compresa l'associazione mafiosa e il sequestro di persona.

Le indagini erano partite da Volpiano, vicino a Torino, nel 2014, dopo il tentato omicidio di un imprenditore. La vittima cercò di nascondere i motivi di quell’aggressione che gli inquirenti hanno però fatto risalire a una guerra tra cosche per affermare il predominio sul territorio. In due anni gli investigatori hanno scoperchiato un sistema che, da Torino, si era allargato al santhiatese, infiltrandosi nei tessuti dell'economia locale: nei faldoni dell'inchiesta sono spuntati vari episodi di minacce e ritorsioni ai danni di esercenti del santhiatese e del biellese che non volevano pagare il pizzo - dai danni alle auto, ad alcuni incendi appiccati ai locali. E non solo: a Enrico e Diego Raso viene contestato anche il sequestro di persona di un imprenditore di Novara che non voleva adeguarsi al "sistema di protezione". Giovanni Raso avrebbe invece agevolato la latitanza di un ricercato nascosto a Viverone. Nell'inchiesta è finito anche un commercialista Angelo Di Corrado, 44 anni che si sarebbe occupato del riciclaggio del denaro frutto dell’attività criminale.

Tutti i componenti della famiglia Raso, eccetto il capostipite, che ha 74 anni ed è ai domiciliari, sono in carcere da luglio.

redaz

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