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Cronaca | 19 luglio 2016, 18:42

"Paga il pizzo. O ti taglio la gola"

LOCALI DI SANTHIA', CIGLIANO, CAVAGLIA' E CASALE NEL MIRINO DEI SEI ESPONENTI DELLA COSCA RASO - GULLACE - ALBANESE ARRESTATI OGGI TRA BIELLA E VERCELLI. MINACCE E AVVERTIMENTI A CHI "NON COLLABORAVA"

"Paga il pizzo. O ti taglio la gola"

Sono scenari difficili da immaginare per il Piemonte, quelli contenuti nelle ordinanze di arresto che hanno portato a sgominare la "locale" di Santhià, cellula della 'ndrangheta attiva nelle province di Biella, Vercelli, Novara e Torino e coinvolta a pieno titolo nell'inchiesta sugli appalti per il terzo valico ferroviario tra Piemonte e Liguria.

L'operazione che si è conclusa oggi con sei arresti tra Biella e Vercelli (riguardanti la famiglia Raso che si era insediata tra Cavaglià e Dorzano), ma che ha coinvolto quaranta persone in tutta Italia, si intreccia con una serie di episodi criminali che vanno da un tentato omicidio del 2010 a Volpiano, al sequestro di un imprenditore a Novara, per arrivare alla sistematica diffusione di quelle che sono le modalità di controllo del territorio tipiche della mafia. Tra gli episodi documentati dalle indagini ci sono infatti incendi, danneggiamenti, pizzo pagato da gestori di locali (in particolare notturni): persone che non avevano mai avuto il coraggio di rivolgersi alle forze dell'ordine per denunciare l'accaduto. E che, anche di fronte a episodi eclatanti - come incendi o manomissioni - avevano scelto la strada del silenzio.

Il giro d’affari era di parecchie centinaia di migliaia di euro e riguardava la "guardianìa" di alcuni locali notturni e decine di attività commerciali. I titolari hanno sempre negato di essere vittime di estorsione, ma oggi si sa che tutti erano obbligati a versare somme, per evitare di vedersi incendiare i locali. Nel mirino della cosca, secondo l'accusa, bar, ristoranti, locali notturni e negozi di Santhià, Cavaglià, Cigliano e Casale.

Decine le azioni di ‘ndrangheta raccolte nell’ordinanza. Si riacconta di quella volta che a Santhià avevano riempito di zucchero il serbatoio di benzina della titolare di un bar e di un altro episodio in cui, con tre colpi di pistola, avevano mandato in frantumi le  le vetrine di di un negozio. Le modalità erano quelle tipiche del mondo mafioso. Una visita al locale o al negoizo, una richiesta di soldi e un messaggio molto chiaro: uscendo si passavano il dito sotto il mento, bisbigliando “ti taglio la gola”.

A coordinare il tutto Diego Raso, 37 anni, residente a Cavaglià. Secondo le accuse aveva anche promesso di mettere una molotov in un bar di Santhià, che si era rifiutato di pagare. Oltre a Diego Raso sono stati arrestati i fratelli Antonio Raso, 72 anni, detto “Tartagna” , Giovanni Raso, 52 anni detto Rocco, un altro Giovanni Raso di 48 anni e Enrico Raso di 45 anni arrestato dalla Polizia di Vercelli e già noto alle forze dell'ordine per essere stato coinvolto, qualche anno fa, in un episodio di estorsione ai danni di una donna.

redaz

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