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Arte e Cultura | lunedì 11 gennaio 2016, 15:37

La crescentinese Maria Giulia Alemanno torna ad esporre a l'Havana

UN MOSAICO DI 90 RITRATTI SATURI DELLE LUCI DEI TROPICI

ALMAS DE MIS TALLERES
Una mostra fotografica di MARIA GIULIA ALEMANNO
MUSEO CASA DE ÁFRICA de la Oficina del Historiador de la Ciudad, dal 5 al  24   gennaio
Obrapia No. 157, e/ San Ignacio y Mercaderes LA  HABANA  VIEJA

Maria Giulia Alemanno, l’artista italiana che ha saputo  interpretare e diffondere lo spirito della Santeria, la religione sincretica di origine africana ampiamente diffusa in area caraibica, torna ad esporre a L’Avana aprendo con una grande mostra fotografica il XX Taller Cientifico  de Antropología Social y Cultural Afroamericana organizzato dal Museo Casa de África de la Oficina del Historiador de La Ciudad che quest’anno fersteggia i trent’anni della sua fondazione. Un evento d’importanza internazionale che, in concomitanza con la nona edizione del Festival de Oralidad Afropalabra, riunisce nella capitale cubana ricercatori, artisti, narratori orali provenienti da ogni parte del mondo per un fitto programma di iniziative disseminate nei luoghi più suggestivi della città. Un riconoscimento prestigioso per Maria Giulia Alemanno  che in ALMAS DE MIS TALLERES, abbandonate per una volta le tele e i pennelli,   ripropone attraverso la fotografia l’atmosfera e l’intento dei vari convegni a cui ha partecipato, non già  austeri seminari per addetti ai lavori ma emozionanti proiezioni verso l’esterno e verso la gente che, con straordinaria creatività, è a sua volta protagonista.                                         

Si tratta di un mosaico di 90 ritratti saturi delle luci dei tropici, istantanee di figure che l’artista ha incontrato in vari anni  lungo le strade di La Habana Vieja durante la festa del Cabildo, quando ad ogni 6 gennaio, si torna a rievocare l’effimera libertà concessa un tempo agli schiavi di origine africana nel Día de Reyes. Elegguá, il dio bambino vestito di rosso e di nero che apre e chiude  le porte del destino, si accompagna alle altre divinità dell’olimpo Yoruba: Yemayá, in bianco e azzurro, Ochún in giallo oro, Oggún, nei toni del verde, Changó in rosso e bianco, Oyá Yansá cangiante di mille colori. Ma ci sono anche personaggi nei costumi patchwork dei diablitos Abakua, figuranti nei panni di dame spagnole e sacerdoti, ragazzi vestiti da campesinos, variopinti artisti di strada ammiccanti dall’alto dei trampoli. E al centro di tutti Adelaida, la storica reina, figura notissima a L’Avana, signora indiscussa della festa, fiera e misteriosa, carica di collane santere.

Di ognuno di loro Maria Giulia Alemanno coglie soprattutto l’intensità dello sguardo, quasi a voler sfogliare un album di ritratti interiori, ritratti di anime appunto ottenuti senza alcun compiacimento estetico nè filtri, nè  programmi di fotoritocco. L’anima deve svelarsi così com’è,  nella sua nuda essenza.

La sequenza è scandita dai volti di figure che hanno avuto un ruolo fondamentale nella straordinaria avventura dell’artista italiana a Cuba, dove dal 2004 ad oggi  ha esposto in undici mostre personali, tra cui Mis Orishas al Museo Alejando de Humbold e Yemaya y sus siete caminos alla Casa Museo de la Obrapia di L’Avana.  Ricordiamo in particolare, insieme al pittore Antonio Canet,  Alberto Granado Duque, il direttore del Museo Casa de África che ha sempre creduto al valore interculturale della ricerca di Maria Giulia Alemanno, Lázara Rodríguez Alemán, giornalista battagliera, Rafael Suao Lazu, animatore del Taller de Papel Artesanal, Francisco Gordillo, visionario pittore di Santería, Mirta Portillo Barnet, narratrice di storie fantastiche, il critico d’arte Massimo Olivetti che l’ha sempre seguita ed incoraggiata, Gian Luigi ed Alessandro Nicola, i restauratori italiani che hanno montato le grandi tele di Yemayá all’ Obrapía, lo scenografo Gino Pellegrini con cui nel 2010 ha realizzato la performance Entre tierra y cielo. Canto pictórico a los Orishas nella cornice coloniale della Plaza Vieja. Almas de mis talleres è dedicata ad Alberto Granado, il miglior amico di Ernesto Che Guevara, che continua a vivere nel cuore di Maria Giulia Alemanno come un padre amato ed un prezioso modello di vita.

REDAZ

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